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Locandina Info
locandina Neverland -  Un sogno per la vita
Titolo italiano: Neverland - Un sogno per la vita
Regia: Marc Forster
Titolo Originale: Finding Neverland
Soggetto: Allan Knee
Sceneggiatura: David Magee
Genere: Drammatico - Biografico
Durata: 132'
Nazionalità: USA
Anno: 2005
Produzione: Miramax
Distribuzione: Buena Vista International
Data di uscita: 04 02 2005
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recensione
Recensione pubblicata il 28 01 2005
Questa recensione è stata letta 4349 volte

L'isola non trovata
di
Riccardo Lupoli

James M. Barrie, noto commediografo scozzese dell’epoca edoardiana, è alla ricerca di una nuova fonte d’ispirazione dopo l’insuccesso del suo ultimo lavoro teatrale.  Durante una passeggiata pomeridiana con il cane Porthos nei giardini londinesi di Kensigton, Barrie si imbatte in un incontro provvidenziale: la famiglia Llewelyn Davies, composta da quattro ragazzi da poco rimasti orfani del padre e la loro bellissima madre Sylvia. Lo scrittore ritrova nei ragazzi dei fedeli compagni di gioco, dando vita ad avventure di pirati, di indiani, cowboy e scatenando la propria immaginazione nella creazione di mondi e personaggi fantastici, fra i quali i “bimbi sperduti” e l’incantata “Isola che non c’è”. Barrie deve però scontrarsi con l’opposizione della nonna dei ragazzi, Mrs. Emma Du Marier e con il risentimento della moglie Mary, che vede il proprio matrimonio sprofondare in una crisi sempre più irreversibile. La “collaborazione” con la famiglia Davies scatena l’impulso creativo di Barrie che riesce così  a dar vita al suo vero capolavoro “Peter Pan” ,vincendo anche lo scetticismo del suo produttore, preoccupato di perdere soldi a causa delle stravaganze dell’estroso scrittore. Parallelamente alcuni eventi sconvolgono gli affetti dei protagonisti, ponendoli di fronte a difficili questioni. Il pestifero che non vuole crescere ritorna sul grande schermo, questa volta in versione “work in progress” e con un cast d’eccezione al suo seguito.

L’intento di raccontare come si muova l’atto creativo, cosa sia a scatenarlo è il pretesto narrativo predominante, nonchè il lato più interessante della pellicola. Questo perchè non si sta trattando un’opera qualsiasi, bensì Peter Pan, una delle vette indiscusse raggiunte dalla fantasia letteraria. E così ha inizio l’originale viaggio verso i luoghi, i personaggi e le vicende che hanno ispirato la penna di James Barrie, un mattacchione che ballava col suo cane facendolo passare per un orso. É un viaggio visionario il suo, che parte da mere situazioni di vita quotidiana di una realtà esasperata dal formalismo come quella dell’Inghilterra post-vittoriana, fino a raggiungere mondi fantastici frutto di una sfrenata immaginazione. In effetti da questo punto di vista il film non delude, anche se a volte alcune situazioni sono un po’ banalizzate dalla sceneggiatura di David Magee e eccessivamente saturate dagli effetti visivi di Kevin Tod Haug.

Così come non delude il nucleo teatrale della narrazione. Niente di nuovo rispetto a precedenti film che hanno già trattato il tema del teatro nel cinema, ma è proprio qui che la pellicola dà il suo meglio. Di fatto Peter Pan è un opera che ha un’anima teatrale ancor prima che letteraria ed è sul palcoscenico che riesce a sprigionare in maniera definitiva tutta la sua vitalità e magia. Le scelte e gli espedienti registici utilizzati da Barrie alla prima messa in scena del testo, la cura scenografica e l’impatto visivo dell’allestimento originario confluiscono tutti in un’atmosfera incantata e densa di fascino. Se sul grande schermo è uno scherzo da ragazzi creare il mare, fatine e personaggi volanti, a teatro, specialmente agli inizi del 900, anche cose di questo genere vengono alla luce sotto i propri occhi, lasciando uno spazio fondamentale a quella cosa che spesso si tenta di soffocare : la fantasia.

A lasciare leggermente  perplessi invece, è il lato sentimentale della vicenda, ricco di escamotage che, seppur funzionali all’economia globale dell’intreccio  risultano in qualche modo artefatti e un po’ furbi, vedi pre-finale pseudo idilliaco.

Nulla da eccepire poi sulla prova dell’autorevole cast, misurata e  al servizio di ogni sfumatura drammaturgica. Johnny Depp è una conferma, anche il ruolo dell’eterno ragazzino sembra fare al caso suo.

Un’ultima considerazione va rivolta a questa sorta di svelamento che viene in qualche modo fatto dell’ ”Isola che non c’è” , nella sua accezione terrena di luogo senza tempo dove si possono avverare sogni e proiezioni future, dove riescono a coesistere aponìa e atarassia. Ebbene noi preferiremmo piuttosto che tale svelamento non venisse mai attuato per nessun motivo, forse sarebbe meglio se l’ “Isola che non c’è” rimanesse sempre agganciata alla sua  irraggiungibile dimensione onirica, un’ “Isola non trovata” bella più di tutte, così come insegna un grande cantautore di sogni come Francesco Guccini.

Voti:
Il voto del redattore Il voto dei lettori
(voto: 3/5)
Per bimbi sperduti
(voto medio: 3.8/5)
Questo film è stato votato da 17 lettori
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Commenti:
I lettori hanno scritto 24 commenti
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Guzz Van Sant ha scritto:
ma questi pirati? Non ricordano i cinesi di Cantando dietro i Paradenti?
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IlMutante ha scritto:
Che stanchezza.. la solita storia del pirla che vola...
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Sara ha scritto:
"il pirla che vola" e' una bella espressione per l'eterno bambino :)
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marcorm ha scritto:
Solo un critico poco efferrato nel suo lavoro potrebbe criticare un film del genere...sarà il film dell'anno...e mi rattrista che Lupoli dimostri di averlo guardato con molta superficialità...
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Angelus ha scritto:
Efferrato? Sarebbe a dire efferato? Afferrato? Ferrato? Comunque un critico critica quello che gli pare, anche "il film dell'anno" se necessario.
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luigi faragalli