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Locandina Info
locandina U-Carmen eKhayelitsha
Titolo italiano: U-Carmen eKhayelitsha
Regia: Mark Dornford-May
Titolo Originale: U-Carmen eKhayelitsha
Soggetto: Ispirato alla Carmen di Georges Bizet
Sceneggiatura: Mark Dornford-May, Andiswa Kedama, Pauline Malefane
Genere: Drammatico - Musical
Durata: 120 min.
Nazionalità: Sud Africa
Anno: 2006
Produzione: Spier Films
Distribuzione: Lady Film
Data di uscita: 00 00 0000
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Pauline Malefane
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Zamile Christopher Gantana
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recensione
Recensione pubblicata il 26 01 2006
Questa recensione è stata letta 5311 volte

Passioni nella banlieue sudafricana
di
Roberta Folatti

Forse sono proprio i corpi carnosi, abbondanti, eccessivi delle donne che interpretano il film a trasmettere vitalità e sfrontatezza, quell’incredibile energia che pervade U-Carmen eKhayelitsha e che ne fa un singolare “musical lirico”.
E’ innegabile, all’inizio ci si trova spiazzati. Abituati come siamo ad attrici carine, magrine, elegantine, si rimane increduli di fronte a questa Carmen così poco “politically correct” dal punto di vista estetico. Naturalmente secondo i nostri canoni.
Ma il carisma di Pauline Malefane in brevissimo tempo ci conquista, con la sua voce possente e quel corpo così duttile e armonioso, malgrado la sua abbondanza.  La fisicità è uno dei punti di forza del film di Mark Dornford-May, che colloca la sua Carmen in una baraccopoli alla periferia di Città del Capo. Il luogo è allucinante, catapecchie di cartone costruite sotto enormi elettrodotti contengono a fatica un formicaio umano variopinto, che brulica nonostante lo squallore. La storia della sigaraia di Siviglia, tratta da un racconto di Prosper Merimée e resa celebre dall’opera di George Bizet, cambia radicalmente ambientazione e si sviluppa tra contrabbandieri dell’estrema periferia e poliziotti molto corruttibili.
Tutti conquistati dal fascino di questa Carmen nera, volubile e orgogliosa, che va senza timore verso il suo destino, anteponendo a tutto la propria libertà. Uno stregone pronostica la sua morte e quella del suo innamorato, ma la voglia di Carmen di mordere la vita, cantando, ballando, seguendo i propri istinti senza mai farsi condizionare non viene scalfita dall’infausta predizione.
Il regista e alcuni degli interpreti, tra cui la versatile Pauline, hanno svolto un lavoro importante di traduzione dei testi nella lingua Xhosa, uno degli undici dialetti ufficiali del Sud Africa post apartheid. E’ davvero singolare sentire le arie della Carmen piegarsi a questo particolarissimo linguaggio. Chi ha compiuto questo lavoro sottolinea la difficoltà di riadattare dialoghi e testi, ma ci sentiamo di dire che l’esperimento è pienamente riuscito.
Ciò che invece non ci sembra del tutto condivisibile è la caratterizzazione di alcuni personaggi, un po’ troppo tagliati con l’accetta, poco delineati psicologicamente fino a risultare superficiali e rozzi. L’esasperata brutalità di talune situazioni può far supporre che sia dovuta al luogo in cui ci troviamo: personalmente la trovo eccessiva, quasi fastidiosa.
Anche questo aspetto forse si poteva rendere con minore approssimazione, soffermandosi di più sulle dinamiche tra i personaggi.
Ma questa Carmen africana è soprattutto musica, ritmo, contaminazione, un grido di vitalità suprema, che contagia e sorprende per quanto sa far dialogare due mondi.  Un’opera nata in Europa, che ha appassionato pubblici europei, sembra sgorgare naturalmente da tutt’altro contesto, a conferma che la musica, quando ha un’anima, non può essere racchiusa dentro confini geografici o culturali.

Voti:
Il voto del redattore Il voto dei lettori
(voto: 3.5/5)
Un film insolito, spiazzante, anche sorprendente
(voto medio: 2.4/5)
Questo film è stato votato da 5 lettori
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Commenti:
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luigi faragalli