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Locandina Info
locandina Private
Titolo italiano: Private
Regia: Saverio Costanzo
Titolo Originale: Private
Soggetto: Saverio Costanzo
Sceneggiatura: Saverio Costanzo,Camilla Costanzo, Alessio Cremonini e Sayed Qashua
Genere: Drammatico - Sociale
Durata: 90 min.
Nazionalità: Italia
Anno: 2005
Produzione: Offside, Istituto luce e Cydonia in associazione con Rai Cinema
Distribuzione: Istituto Luce
Data di uscita: 00 00 0000
Cast Link
Mohammad Bakri
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Lior Miller
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Areen Omari
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Tomer Russo
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Hend Ayoub
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Tutti gli articoli di Riccardo Lupoli
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Tutti i film di Saverio Costanzo
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Il sito del Festival internazionale del film di Locarno
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recensione
Recensione pubblicata il 20 01 2005
Questa recensione è stata letta 5337 volte

Popoli in perenne conflitto
di
Riccardo Lupoli

Finalmente arriva nelle sale il sorprendente esordio del giovane Saverio Costanzo, pardo d’oro all’ultimo Festival di Locarno.
Basato su una storia vera, il film narra la storia di una famiglia palestinese la cui casa, posta a metà strada fra l’insediamento israeliano e un villaggio palestinese, viene occupata per motivi di sicurezza da un gruppo di soldati israeliani. Mohammad, il padre, docente di letteratura inglese, viene costretto dai soldati a lasciare la propria casa con moglie e figli, ma si oppone fermamente, perdere la casa significherebbe perdere la dignità e entrare per sempre nella spirale d’odio che coinvolge gran parte del paese. Ha così inizio una convivenza tesissima, i giovani militari occupano interamente il piano superiore dell’abitazione al quale la famiglia palestinese non ha piu’ accesso e dal tramonto il salotto ospita madre, padre e tutti i figli per la notte. Fra i familiari si crea  inoltre una netta spaccatura, c’e’ chi vuol tenere duro come il padre e chi non regge la situazione e vorrebbe tornare ad una vita normale.

Saverio Costanzo, al suo primo lungometraggio dopo un passato da documentarista, propone con questa pellicola un progetto di assoluta originalità e grande impatto emotivo.
Fra tutte le scelte del giovane regista romano, quella che si pone come la più coraggiosa e quasi rivoluzionaria, è la volontà di affidare l’interpretazione del film ad attori israeliani e palestinesi, facendo loro rivivere all’interno del microcosmo domestico il dramma dei rispettivi popoli. Il senso di Private è dato principalmente dall’incontro-scontro di diverse personalità e dei loro vissuti, spazialmente vicini, ma antitetici per ideali, fede e cultura. Di fronte a tali vissuti, il loro essere esula dalla dimensione attoriale, donando totale importanza all’identità dei rispettivi popoli in perenne conflitto. Se essere attori significa smettere i propri panni per appropriarsi dell’esistenza di qualcun’altro, tale verità assume in questo contesto un valore relativo, si è di fronte ad un duplice azzeramento dei valori che consente di permeare un autentico contrasto psico-ideologico. L’incomunicabilità linguistica e ideale fra la famiglia e i soldati diventa così metafora di se stessa, emblema di una condizione che parte dal particolare racchiuso nel microcosmo della casa assediata estendendosi idealmente al quadro generale dei villaggi, delle città tormentate dalla guerriglia.
L’altra azzeccatissima scelta registica che dona alla pellicola un carattere unico e veritiero è quella di mantenere nella vicenda il ruolo di osservatore, eludendo la finzione vera e propria e ricreando una dimensione documentaristica. Costanzo ha dichiarato infatti di aver girato piani sequenza di nove-dieci minuti, ritoccati poi in fase di montaggio, per far dimenticare  agli attori di essere tali riuscendo così a restituire la realtà attraverso un occhio che non fosse invadente. La camera a spalla e la fotografia sporca, sgranata, sono i veicoli principali di questa scelta. Ulteriore forza narrativa viene acquisita poi dai movimenti di macchina bruschi e dall’assenza di controcampi nelle sequenze  di maggiore agitazione, in grado di catturare solo tratti parziali di quella che è la realtà circostante ma di divenire contemporaneamente fervidi portatori di autenticità. Gli spari dei soldati sono solo dei sordidi rumori notturni, e la possibilità di rispondere con la forza all’oppressione degli invasori si concretizza in incubo allucinatorio di uno dei protagonisti.
Il titolo del film rappresenta l’essenza dell’ottimo lavoro degli sceneggiatori: l’idea di trasporre la tragica situazione del medio oriente in uno psicodramma dai toni intimi, privati appunto. Ma Private significa anche soldato semplice, in linea con il carattere ambivalente della pellicola.
Lo sguardo è sempre oggettivo e cosciente su entrambe le parti , sulla carica drammatica della violenza che vuole rispondere alla violenza, sulla tragica certezza di una pace che non può porsi come valore assoluto, ovvero sciolto da tutti gli altri, ma come una durissima conquista della volontà umana. La bellissima Perfect sense del pacifista Roger Waters racconta alcuni squarci di questa difficoltà, oltre a fungere da neutra cornice per l’esplosione emotiva finale.
La fortuna di un’opera coma questa è anche quella di aver beneficiato di attori che hanno creduto a loro rischio e pericolo in un progetto di questo genere, dando corpo a personaggi riusciti sotto ogni punto di vista. Mohammad Bakri, giudicato miglior attore Festival di Locarno, era prima di questa interpretazione una star molto apprezzata anche in Israele, ora la sua immagine  ha subito un violento tracollo, suscitando polemiche a non finire.
Lion Miller, uno degli attori televisivi più famosi in Israele, ha dichiarato invece di non avere paura per il suo futuro perchè ha fatto qualcosa in cui crede veramente.
Private rappresenta in definitiva un’intelligente opera  di indiscutibile valore,  nonchè la direzione verso la quale dovrebbe spingersi l’intero cinema italiano, andando a ricercare piccole storie come questa, ma dai grandi, enormi  contenuti.

Voti:
Il voto del redattore Il voto dei lettori
(voto: 4/5)
Uno sguardo intelligente e inedito su una situazione difficile
(voto medio: 2.4/5)
Questo film è stato votato da 41 lettori
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Commenti:
I lettori hanno scritto 10 commenti
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lettore
leogrini ha scritto:
Abbiamo finalmente un giovane che osa rischiare e mirare in alto realizzando un prodotto nuovo nel panorama della cinematografia italiana (provincialmente sempre incentrata su piccole vicende nostrane e incapace di guardare oltre il proprio naso). Saverio Costanzo narra il versante quotidiano e privato della questione medio-orientale mostrandoci una famiglia palestinese e dei militari israeliani in stretto contatto (dopo un ennesimo scontro a fuoco, l’esercito israeliano occupa il secondo piano di un’abitazione di una famiglia palestinese). Senza retorica, senza ricatti emozionali, senza lancio di messaggi urlati Costanzo registra, il più oggettivamente possibile, quanto accade e analizza le diverse reazioni a una situazione paradossale: chi vorrebbe andare via, chi si lascia sedurre dal sentimento di vendetta, chi cerca di capire le ragioni paterne (il rifiuto di abbandonare la casa). Vi è la ricerca implicita di un modo per non odiarsi, il tentativo di trovare in se stessi la capacità di individuare l’umanità del nemico senza compilare le squadre dei buoni e dei cattivi, la consapevolezza che combattere la violenza con la violenza non porta altro che ad ulteriore violenza.. Il tutto con uno stile documentaristico da cinema veritè che ricorda i film Dogma, l’uso della macchina a mano e la fotografia molto sgranata delle riprese notturne, sequenze che sembrano trovate e non costruite (stile che a molti non piace ma che qui non appare una vuota esercitazione intellettualoide). Ottimi tutti gli interpreti (da sottolineare che era da tempo che attori israeliani e palestinesi non dividevano uno stesso set!). Un film da vedere, su cui riflettere e discutere, un film che onora il cinema italiano.
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lettore
Megliouncanevero ha scritto:
Mi chiedevo se in 1 film di tale spessore e presenza di sguardo,porta con se un carattere documentaristico per scelta o per mancanza di cavalletti,e se i due leggendari bambini napoletani son veri ?
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lettore
sand [Indirizzo IP: 82.59.107.176] nel giorno Giovedì 10 Novembre 2005 [14:49] ha scritto:
bello ma non questo capolavoro di cui tutti dicono... mi chiedo quanto abbia influito il fatto di essere "figlio di papà". cmq ho trovato l'uso delle musiche molto retorico,il finale è un po' paraculo
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lettore
Riccardo [Indirizzo IP: 81.208.106.77] nel giorno Giovedì 10 Novembre 2005 [19:13] ha scritto:
Di uno che ha girato un film su Israele e Palestina in Calabria, che ha utilizzato un budget ridottissimo affidandosi anche a piccole produzioni che non avevano mai finanziato lungometraggi, si può...
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lettore
Riccardo [Indirizzo IP: 81.208.106.77] nel giorno Giovedì 10 Novembre 2005 [19:16] ha scritto:
tranquillamente dire che non abbia sfruttato il fatto di "essere figlio di". Probabilmente non è un capolavoro, ma un ottima opera prima che si discosta con coraggio dal panorama nazionale questo sì.
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luigi faragalli