cineboom testata
  leggi partecipa compra Venerdì 03 Settembre 2010 --- Ci sono 12 cinefili online [Vuoi saperne di più?]
musicboom_testata
cineboom testata
Username: Password: separatore [Registrati!]  
Argomento: Dove?    
cineboom testata
cineletter scheda
La newsletter di Cineboom. Scrivici il tuo indirizzo email e riceverai le ultime notizie sul mondo del cinema direttamente nella tua casella di posta!
spacer
Indirizzo email:
strumenti
Un insieme di utilità a tua disposizione.
spacer
carattere normale
carattere grande
carattere enorme
invia ad un amico
per la stampa
consigli
sfondo top
spacer
locandina
District 9
spacer
Drammatico / Sci-fi
spacer
spacer
locandina
I figli degli uomini
spacer
Drammatico / Sci-fi
spacer
spacer
locandina
Ultimatum alla Terra
spacer
Drammatico / Sci-fi
spacer
spacer
locandina
Invasion
spacer
Drammatico / Sci-fi
spacer
spacer
locandina
La guerra dei mondi
spacer
Drammatico / Sci-fi
spacer
sfondo down
ultimi upload
sfondo up
Editoriali:
Leggi l'editoriale
Per strada
spacer
Anticipazioni:
Leggi la scheda
Il tempo che ci rimane
spacer
Recensioni:
Leggi la recensione
Fratellanza - Brotherhood
spacer
Home video:
Leggi la recensione
Improvvisamente l'inverno scorso
spacer
Speciali:
Leggi l'articolo
Speciale Stieg Larsson. In attesa del film.
spacer
Rubriche:
Leggi l'articolo
Sangue e violenza: Tarantino “sezionato” pellicola per pellicola
spacer
Ring:
Leggi le recensioni
Uomini che odiano le donne
spacer
Cloaca:
Leggi la recensione
Senza amore
spacer
News:
29 08 2010
Corto Dorico 2010: aperte le iscrizioni!
spacer
25 08 2010
Satoshi Kon non c'è più
spacer
spacer
Locandina Info
locandina Moon
Titolo italiano: Moon
Regia: Duncan Jones
Titolo Originale: Moon
Soggetto: Duncan Jones
Sceneggiatura: Nathan Parker
Genere: Drammatico - Sci-fi
Durata: 97 min.
Nazionalità: UK
Anno: 2009
Produzione: Liberty Films UK, Lunar Industries, Xingu Films
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita: 04 12 2009
Cast Link
Sam Rockwell
spacer
Kevin Spacey
spacer
Dominique McElligott
spacer
Kaya Scodelario
spacer
Malcolm Stewart
spacer
Tutti gli articoli di Chiara Orlandi
spacer
Tutti i film di Duncan Jones
spacer
recensione
Recensione pubblicata il 11 01 2010
Questa recensione è stata letta 13512 volte

“Am I a clone?”
di
Chiara Orlandi

 

In casa Jones l’interesse per la Science Fiction non è mai stato un mistero tanto che il primogenito del “Duca Bianco” ha scelto proprio tale genere per l’esordio cinematografico che lo ha visto protagonista ai Festival del Sundance e di Tribeca. Dopo il primo cortometraggio Whistle - ignorato dalla gran parte del mondo e purtroppo anche dalla sottoscritta - il trentottenne Duncan Jones dirige nel 2008 Moon, un piccolo ma inestimabile gioiello di celluloide destinato a occupare un posto di riguardo nel firmamento della fantascienza.

Scritta e co-sceneggiata dallo stesso regista, la storia, si potrebbe dire sia stata cucita addosso a Sam Rockwell, un attore dalla verve abbastanza cangiante e che finora ha accettato di ricoprire differenti ruoli cinematografici. Trovo che Rockwell, nei panni del protagonista Sam Bell, abbia studiato con devota attenzione tutte le sfumature caratteriali ed, essendo in pratica l’unico personaggio a cui ruota intorno l’intera vicenda, abbia saputo costruire con minuzia certosina ogni singola espressione/azione. Moon certamente riesce a coinvolgere lo spettatore in buona parte per merito suo.

L’altra buona parte nasce dalla semplicità della trama (come la migliore Science-Fiction insegna) che Duncan Jones ha saputo coniugare a una discreta regia accompagnata da effetti speciali artigianali. La storia è dunque ambientata in un futuro prossimo in cui la Terra, per poter sopravvivere, si avvale di Elio 3 estratto dal suolo lunare. Sam Bell, unico “operaio lunare”, è al termine del suo contratto triennale e di lì a pochi giorni rientrerà sulla Terra potendo finalmente riabbracciare la famiglia con la quale continua a mantenere i contatti attraverso registrazioni video in differita. Nella sua solitudine il protagonista divide il tempo con Gerty (voce originale di Kevin Spacey), un compagno robot che con la sua faccina smile lo supporta e lo aiuta a prendersi cura di se stesso. A poche ore dalla vigilia della partenza Sam, complice il sempre più precario stato di salute, rimane vittima di un piccolo incidente all’esterno della base. Risvegliatosi in infermeria, elude la sospettosa sorveglianza di Gerty per recarsi nuovamente sul luogo dell’incidente dove troverà il corpo di un uomo sorprendentemente simile a se stesso. Rientrato alla base per prestare le prime cure allo sconosciuto, Sam osserva con sospetto il nuovo arrivato, inspiegabilmente uguale per non essere considerato un clone a tutti gli effetti. Entrambi, che non sanno se e quanto fidarsi l’uno dell’altro, vogliono però approfondire l’accaduto e attraverso una difficoltosa solidarizzazione cercheranno di scoprire la verità.

Niente è ciò che sembra nello spazio di una piccola base lunare dove i problemi principali sono la lucidità della memoria e il perseguire la fiducia nelle proprie certezze. Le medesime armi si ritorcono contro il protagonista e lo consumano nell’angoscia di non potersi fidare dei propri sensi. Deliziosamente dosati sono gli omaggi, le citazioni, i riferimenti al ventennio filmico Settanta – Ottanta, un periodo glorioso che ha saputo degnamente celebrare al cinema la fantascienza classica, svincolandola dai circuiti tradizionali (letteratura e fumetti) e presentandola a un più ampio pubblico. Citandoli in ordine cronologico ricordo tre titoli che penso possano sintetizzare a malapena il modo di concepire la Sc-Fi di Duncan Jones: 2001: Odissea nello spazio (1968), Solaris (1972) e Alien (1979). Rispondo immediatamente a coloro che troveranno eccessivi questi paragoni: io stessa mi sono sorpresa della maturità artistica del figlio di David Bowie non solo come regista indipendente ma anche e soprattutto come conoscitore di un genere che il mercato del consumismo finto-cinefilo ha tristemente ridotto alla misura di vampiretti innamorati o a film colossali che registrano spese folli alle voce “effetti speciali”.

Come ogni buona classica storia di fantascienza anche Moon pone in evidenza alcune questioni di carattere etico/filosofico: l’eventualità del clone rimanda a tutta quella trattazione dell’idea di uomo succedaneo o surrogato che già P. Dick aveva elaborato in Do Androids Dream of Electric Sheep? e portato poi sul grande schermo da Ridley Scott nella veste di Blade Runner (1982). L’analisi psicologica comprende anche il rapporto uomo-macchina in cui il robot Gerty si fa testimone e discendente dell’intelligenza di Hal9000 trasformandosi però in una entità più empatica verso la condizione (dis)umana. Sam chiederà al suo infallibile e artificiale compagno di viaggio di chiarire la propria condizione: “Gerty, io sono un clone?”. Questa è la linea netta che separa le asettiche certezze, con cui è stato addestrato Sam, dalla sfera di un’inafferabile identità che qualifica l’umano sentire.

L’indagine di Duncan Jones si consuma in uno spazio ridotto (una base lunare da cui si evade solo lo stretto necessario), quasi il riflesso di un ancor più ristretto budget (si mormora 5 milioni di dollari…) che si avvale di un unico attore per restituire il volto più onesto a quella “fantascienza psicologica” di cui oggi, sul grande schermo, si sente tangibile la mancanza.

La colonna sonora di Clint Mansell - un compositore britannico che ha collaborato spesso con Aronofsky (per es. in Requiem for a Dream) - acuisce il senso di disorientamento dell’individuo alle prese con la propria solitudine. Indiscrezioni di rete vogliono inoltre che il primogenito di Bowie stia già lavorando a un sequel intitolato Mute; ma, comunque vadano i progetti futuri, il primo Moon rimane tra i film più interessanti usciti nel 2009, una di quelle pellicole capaci di lasciare dietro a sé una scia di energie difficile da esaurirsi in breve tempo. E in effetti - al cinema più che altrove - l’eleganza di una buona storia è l’effetto speciale più sorprendente.

Voti:
Il voto del redattore Il voto dei lettori
(voto: 4/5)
Il figlio di David Bowie esordisce alla regia con una storia di fantascienza old style.
(voto medio: 3.5/5)
Questo film è stato votato da 1 lettore
Interattività:

Cosa aspetti a diventare un utente registrato?

Queste funzioni sono abilitate soltanto per gli utenti registrati. Si possono votare i film ed esprimere opinioni su registi, attori o su qualunque altro aspetto riguardante le pellicole, si può commentare quanto scritto nelle recensioni e negli articoli e concordare o dissentire. Gli utenti registrati hanno inoltre accesso a molte altre funzioni personalizzate sul sito. Basta un minuto, registrati e fai sentire la tua voce.

Commenti:
I lettori hanno scritto 2 commenti
spacer
Vai alla pagina:spacer
spacer
redattore
[Indirizzo IP: 62.10.82.108] nel giorno Lunedì 11 Gennaio 2010 [15:11] ha scritto:
Sì, ma, la bella Kaya Scodelario cosa fa?! :-p
spacer
redattore
Chiara Orlandi [Indirizzo IP: 93.51.241.89] nel giorno Lunedì 11 Gennaio 2010 [19:49] ha scritto:
una cippa : ( ... o meglio una specie di comparsata di nemmeno un minuto.
spacer
 
luigi faragalli