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Fratellanza - Brotherhood DRAQUILA - L'Italia che trema I gatti persiani
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Articolo del : 16 11 2004
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Monografia:
M. Night Shyamalan, la sublime forza e bellezza del non-mostrare.

di
Simone Braguglia

[Voltaire com'è noto disse: "Non condivido le tue idee, ma sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa esprimerle", ecco, non essendo fanatici delle verità assolute siamo ben lieti di pubblicare quasi una dichiarazione d'amore per Shyamalan scritta dal nostro redattore, una sorta di appello alla recente cloaca. N.d.E.]

M. Night Shyamalan torna con The Village, ennesimo film geniale. Sembra ormai essere questa l’alternanza nei lavori di questo straordinario regista fattosi conoscere nel ’99 col successo commerciale e di critica quale è stato The Sixth Sense. Il fatto d’essere nato in India ma cresciuto negli Stati Uniti, a Philadelphia, è evidente nei suoi lavori, specie nei primi due, dove a fianco d’una forte ricerca spirituale e metafisica viene descritto un ambiente borghese e wasp. L’elemento spirituale, o meglio una costante ricerca di questo, caratterizza il cinema di Shyamalan fino a fargli raggiungere vere e proprie vette di catarsi più che altro derivanti dall’origine indiana e dalla successiva fede cristiana del regista che sembrerà esplodere in maniera anche troppo presente, in Signs del 2002.

Spesso nei suoi film, anche Bene e Male finiscono per assomigliarsi non però in un modo qualunque, ma piuttosto in una più alta teorizzazione della mancanza di una possibile consolazione terrena. Tutta questa ricerca del trascendente è elemento costante e portante soprattutto nei primi tre lavori, mentre in quest’ultimo The Village essa appare essere stata accantonata in favore d’una più forte attenzione e credenza non più verso un’entità spirituale ma verso addirittura la fiaba o la leggenda.

Il cinema di Shyamalan vive dalla complementarità di alcuni elementi sempre presenti, seppur in maniera e proporzioni differenti a seconda del lavoro. Così accanto al già citato elemento spirituale, via via affievolitosi dopo lo spiritualissimo Signs, si trova sempre la ricerca di tutto ciò che non è mostrato e di una narrazione mai piatta. Quello che affascina in ogni film del regista anglo-indiano è l’innata propensione a mostrare la potenzialità e la natura della macchina cinema. In tutti i suoi lavori, infatti, c’è un sublime lavoro sul non-mostrato, sia da un punto di vista concettuale che da quello stilistico che emerge nelle riprese, ovvero in quello che poi ci viene mostrato dentro l’inquadratura. La possibilità di vedere il non-mostrato e la possibilità di non far vedere ciò che andrebbe convenzionalmente mostrato, ovvero il cinema. Anche a proposito di questi elementi, nella carriera del regista c’è una differenza sostanziale man mano che sono stati affrontati nel corso delle sue opere.

I primi due film, The Sixt Sense e Unbreakable facevano un discorso disturbante e spiazzante riguardo alle immagini, cercando costantemente di frapporre elementi alla visione/fruizione dello spettatore. Si cercava, cioè, di disturbare la visione del soggetto principale dell’inquadratura ostacolandolo con altri elementi. Questa cifra stilistica è andata quasi sparendo in Signs dove la resa visiva era più formalmente libera anche se la costante presenza degli alieni è per quasi tutto il film solo detta o raccontata tranne nel finale dove è invece eccessivamente mostrata per ribaltare tutto ciò che era stato precedentemente costruito. Dalla linea mediana di questo film si implode poi nel suo esatto opposto, ovvero in quest’ultimo e bellissimo The Village.

Il non-mostrato non viene più reso tale dalla frapposta presenza d’altri elementi o oggetti, ma spesso non viene proprio filmato o si sceglie di alludere ad esso. In questo ultimo lavoro ogni inquadratura o scena sembra non centrare mai il bersaglio, non inquadra mai o quasi il reale soggetto della vicenda pur conducendo lo spettatore a capire ugualmente, e meglio, ciò che vuole fargli vedere/comprendere anche attraverso un sorprendente lavoro d’insieme tra audio e montaggio video. Insomma cinema, grandissimo cinema che va oltre quello che è lecito aspettarsi e quello che ci hanno abituato a vedere, anche solo attraverso il non rigido e castrante rispetto della banale alternanza campo/controcampo. Bellissime, specie nella prima parte, alcune scene nelle quali il soggetto è solo fatto intuire o addirittura riflesso nell’acqua d’un torrente e cosi' alcuni dialoghi nei quali viene mostrato colui o coloro che ascoltano invece di chi parla. Potenzialità del cinema.

Il caratteristico fatto che il regista dissemini nei suoi lavori continui e spiazzanti colpi di scena, rischia d’apparire come una forzatura del racconto, questi sembrano messi lì apposta per stupire. Non è così. I colpi di scena sono infatti funzionali a far sì che chi vede non abbia certezza ma piuttosto capisca quanto sia labile il confine tra ciò che vediamo e l’effettiva realtà. Le sorprese di The Village, rischiano d’essere ancora più complesse e spiazzanti di quella tanto celebrata del Sesto Senso. Bellissime. Il villaggio come comunità chiusa, finita lì per paranoia della cattiveria della città, ed ora circondata da creature malvagie che l’attaccano anche senza motivo, è chiara metafora dei tempi in cui viviamo, con colpe da ambo le parti e senza mai la presunzione (e vigliaccheria) di voler rassicurare qualcuno. The Village diventa così uno tra i film più politici di sempre, riflessione sulla nostra contemporaneità o, volendo scomodare l’abusatissima formula, sugli effetti del post 11/9 in America, indagine sulla nascita di nuove paranoie e la scoperta che anche nella cattiva città c’è brava gente o sull’unilateralità delle decisioni di chi comanda. Il tutto senza dogmatismi o voglie di comizio, il che non è affatto roba da poco.

Proprio per tutte queste considerazioni, The Village sembra essere il film più completo di Shyamalan e il piu' maturo, candidandosi perciò ad essere sicuramente il più bello e straordinario di questa stagione, mentre il suo regista conferma d’essere la più sublime novità-realtà di tutto il cinema che sa ancora stupire ed ha voglia di rischiare. Sarebbe bello avere altri autori a questo livello nel cinema mondiale!

 
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I lettori hanno scritto 3 commenti
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Bogaloo ha scritto:
Si sa quando esce the Village in Italia?

Angelus ha scritto:
E' già uscito da un po', fra un po' dovresti trovarlo in dvd se non è già disponibile.

alessandro ha scritto:
Se riesco a trovare il libro ti giuro che ti scriverò qualcosa perchè il regista di The Village è un genio assoluto per me e mi piacerebbe scrivere la mia tesi di laurea proprio su di lui...
 
 
 
 
 
   
 
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Sara Troilo ha scritto:
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