Non hanno vite facili i protagonisti del documentario di Pietro Marcello. Non sono nemmeno persone facili, gravati dal peso di un passato tumultuoso, inco
erente, autolesionista e di un presente incerto. A sentire le loro storie, a guardare i loro volti li giudicheresti dei perdenti. Senza speranza.
Ma insieme sono forti. Insieme sono capaci persino di coltivare dei sogni.
Enzo e Mary si sono conosciuti in carcere molti anni fa, lui era dentro per il ferimento di due poliziotti, lei (lui) aveva gravi problemi di droga. Si trovavano entrambi al maschile, ma essere un trans in un carcere pieno di uomini ristretti in pochi metri quadri non è esattamente una passeggiata. Enzo, uomo atletico e dal carattere indomabile, prese Mary sotto la sua protezione e da allora non si sono più lasciati. Lei lo ha aspettato per molto tempo perchè la sua pena detentiva era più breve, nei momenti difficili, di grande sconforto è stata la sua ancora di salvezza.
La bocca del lupo alterna imma
gini di repertorio alle parole di Enzo e Mary che si raccontano senza censurare nulla delle loro vite difficili. E’ più lei a riannodare i fili della storia, possiede una certa proprietà di linguaggio mentre lui è un uomo d’azione. Spesso di azioni dissennate, controproducenti, ma compiute d’istinto, senza secondi fini. Il regista filma Mary ed Enzo tra i vicoli di Genova, quelli più oscuri, diseredati, la città diventa l’altra protagonista del film. Le immagini antiche, che interrompono o si integrano alla narrazione presente, sono impregnate del fascino di tutto ciò che non esiste più, modi di vita e abitudini, grandi navi che ora non sono altro che relitti. E i luoghi che un tempo si frequentavano per divertimento, nei momenti di svago, oggi sono rifugio dei più poveri, degli esclusi.
Anche Enzo e Mary hanno l’aspetto di reduci, sopravvissuti a tempeste che avrebbero fatto affondare il più inaffondabile dei transatlantici. Eppure quando uno parla dell’altra eccheggia sempre un affetto profondo: non hanno nulla, vivono in una specie di tugurio coi loro cagnolini ma ciascuno dei due può contare sull’altro.
Realizzato per conto dei Gesuiti di Genova (Fondazione San Marcellino), vincitore del Torino Film Festival, La bocca del lupo è rigoroso nella parte documentaristica, a tratti impietoso ma è reso meno duro dalle immagini che lo intervallano, raccolte e montate da Sara Fgaier.