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Locandina Info
locandina L'impero dei Lupi
Titolo italiano: L'impero dei Lupi
Regia: Chris Nahon
Titolo Originale: L'Empire des Loups
Soggetto: dal romanzo di Jean-Christophe Grangé
Sceneggiatura: Jean-Christophe Grangé
Genere: Azione - Thriller
Durata: 128 min.
Nazionalità: Francia
Anno: 2005
Produzione: Gaumont, Medyavizyon
Distribuzione: Medusa Distribuzione
Data di uscita: 00 00 0000
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Jean Reno
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Arly Jover
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Jocelyn Quivrin
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Laura Morante
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Philippe Bas
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recensione
Recensione pubblicata il 28 10 2005
Questa recensione è stata letta 13516 volte

L'impero non colpisce
di
Fabrizio Ferrero

Dopo I Fiumi di Porpora e relativo sequel, L’Impero Dei Lupi è il secondo film ad essere adattato da un romanzo di Jean-Christophe Grangé, sorta di Clancy/Brown transalpino con elementi vagamente hardboiled. E’ in produzione anche Le Concile de Pierre che uscirà il prossimo anno.

L’Impero dei Lupi esordisce in modo eccelso, con due linee narrative che, almeno inizialmente corrono parallele: da una parte c’è Anna che ha perso la memoria, soffre di terribili allucinazioni e non riconosce neanche il marito, alto funzionario ministeriale. Dall’altra si sta svolgendo un’indagine intorno ad alcuni delitti terrificanti accaduti nella comunità turca di Parigi: tre donne sono state travate nel decimo arrondissement impietosamente mutilate e l’ispettore Nerteaux coadiuvato da Schiffer, ex poliziotto richiamato in gioco per la sua profonda conoscenza di questioni anatoliche, indaga o almeno ci prova.

L’impatto iniziale è abbastanza angosciante: in un gelido (cromaticamente) gabinetto radiologico Anna viene sottoposta ad una risonanza magnetica in un clima di preoccupazione crescente; la macchina da presa indugia sui particolari tecnologici, su aghi, tubicini e flaconi, e sull’ingresso del corpo della donna nel tunnel della macchina per la risonanza conferendo una dimensione quasi fantascientifica alla sequenza. Il marito ed un medico osservano il tutto come se Anna fosse una cavia anticipando una fondamentale verità. All’esterno piove continuamente e fittamente sotto un cielo grigio scuro.

Nel frattempo Nerteaux ha a che fare con Schiffer ed il film inizia a pagare un tributo sostanzioso a Se7en: il rapporto tra i due poliziotti assume dei contorni da rapporto padre-figlio, maestro-allievo con l’automobile come luogo di incontro privilegiato. Ma dove nell’immaginario fincheriano Morgan Freeman si dimostrava sì tormentato, ma comunque protettivo, qui Schiffer rivela di sé caratteristiche ben più sgradevoli: è spregiudicato, corrotto/corrompibile, tende alla violenza, pare colluso con varie faccende sporche. La pioggia fa il resto nella sevenizzazione di una Parigi abbastanza inedita, più simile ad una Seattle quasi in odore di The Ring o ad una Los Angeles bladerunneriana.

Si sviluppa, inoltre, una contrapposizione tra le scene che riguardano Anna (grigie, metalliche, taglienti, “sterili”, ordinate come sale operatorie) e le scene di indagine in seno alla comunità turca che tendono all’oscurità dominata da toni di marrone scuro in ambientazione chiuse, labirintiche, zeppe di passaggi e cunicoli come un souk, zeppe di hammam, scene disordinate, disseminate di oggetti accatastati, cianfrusaglie, spazzatura.

Le due storie iniziano ad intrecciarsi e, fra sviluppi delle vicende di Anna e primi risultati delle indagini, viene accumulato talmente tanto materiale passibile di sviluppo che ci si aspetterebbe vedere un film incredibilmente lungo. Una sequela di indizi e rimandi creano l’aspettativa ansiosa di risoluzione salvifica, di scioglimento dei nodi ad uno ad uno: sappiamo che c’entrano esperimenti del governo su cavie umane, cancellazione dei ricordi, infiltrati, trafficanti di droga, psicoanaliste avventuriere (una fascinosa ed oscura Laura Morante) estremisti di destra turchi (i lupi grigi di cui Alì Agca faceva parte) che uccidono come serial killer metropolitani d’oltre oceano.

Forse c’è veramente troppa carne al fuoco e la sceneggiatura fa un tonfo clamoroso, il film rotola in un tombino come tutta l’acqua piovana fotografata fino ad ora e la ricerca di una conclusione appena plausibile è evidente, col risultato di lasciare un senso di raffazzonato, di fretta improvvisa, di “chiudiamo, è tardi”. L'ambientazione si sposta in Cappadocia rompendo l'incanto con un improvviso quanto poco funzionale, anzi controproducente e precoce, rasserenamento delle atmosfere; con una vergognosa e dilettantistica sequenza d'azione la pellicola si chiude. Su 128 minuti la prima metà, circa, è meravigliosa quanto è scadente la seconda metà, sprecando così l’occasione di confezionare un film riuscito, più godibile e coerente, nonostante alcune delle premesse fossero piuttosto interessanti.

 

Voti:
Il voto del redattore Il voto dei lettori
(voto: 3/5)
Un altro "mezzo film". Peccato.
(voto medio: 3.7/5)
Questo film è stato votato da 17 lettori
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Commenti:
I lettori hanno scritto 1 commento
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lettore
Giò [Indirizzo IP: 62.101.126.208] nel giorno Mercoledì 16 Novembre 2005 [22:05] ha scritto:
Poteva essere un film godibilissimo ma il finale ha distrutto tutto..veramente pessimo
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luigi faragalli