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Locandina Info
locandina Zucker! ... come diventare ebreo in 7 giorni
Titolo italiano: Zucker! ... come diventare ebreo in 7 giorni
Regia: Dani Levy
Titolo Originale: Alles auf Zucker!
Soggetto: Holger Franke, Dani Levy
Sceneggiatura: Holger Franke, Dani Levy
Genere: Commedia - Animazione
Durata: 90 min.
Nazionalità: Germania
Anno: 2005
Produzione: Bayerischer Rundfunk, Westdeutscher Rundfunk, X-filme Creative pool, Arte
Distribuzione: Lady Film
Data di uscita: 00 00 0000
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recensione
Recensione pubblicata il 14 12 2005
Questa recensione è stata letta 5311 volte

Un bel pasticcio familiare...
di
Roberta Folatti

Jakob Zuckermann si definisce il più grande fallito della riunificazione: sotto le macerie del muro di Berlino c’è rimasta la sua carriera di brillante cronista sportivo oltre a gran parte della sua autostima. Da anni la sua passione per il gioco l’ha riempito di debiti e lo costringe a raccontare un sacco di bugie, ingannando tutte le persone che gli stanno intorno, col risultato che nessuno gli crede più.
Queste le premesse della commedia tedesca Zucker... come diventare ebreo in sette giorni, gagliardamente politically uncorrect, visto che prende in giro senza fare sconti ebrei, nostalgici del comunismo, tradizioni familiari e ipocrite attitudini religiose. Ma Dani Levy si può permettere di sfidare luoghi comuni e tabù consolidati, provenendo da una famiglia di ebrei ortodossi, che gli ha dato un’educazione molto tradizionale. Insomma l’umorismo corrosivo è di matrice interna, e se, come racconta il regista stesso, in alcuni casi ha suscitato reazioni infastidite, in genere è stato accettato con grande autoironia dalla comunità ebraica. Questo popolo è abituato a ridere di se stessi e delle proprie sfortune ma – aggiunge Dani Levy – “perchè l’umorismo funzioni non bisogna mai usare il cinismo. Il segreto sta nell’affrontare una storia con amore. Io prendo in giro i mie personaggi ma lo faccio con calore e tanto amore”.  Il regista tedesco sostiene che è arrivato il momento di smettere di raccontare gli ebrei esclusivamente come vittime.
In Germania questo film ha sbancato i botteghini e ottenuto diversi premi, tra cui quello voluto da Billy Wilder in memoria del grande Ernst Lubitsch. Essendo una grande ammiratrice di Lubitsch, trovo che il film di Levy sia un tantino sopravvalutato e che il confronto sia improponibile... magari col tempo e la buona volontà, l’autore di Zucker potrà tentare di avvicinarsi a quell’autentico campione di leggerezza e humour d’alta classe, ma per ora siamo su piani diversi.
La commedia comunque è gradevole, anche se a tratti zoppica un po’. Il protagonista, immerso nei debiti fino al collo, sul punto d’essere abbandonato dalla moglie, assai poco stimato dai figli, si trova a dover convivere forzatamente, per pure ragioni economiche, con la famiglia del fratello Samuel. Un fratello con cui non ha rapporti da decenni e che, ai suoi occhi di nostalgico della DDR, rappresenta tutto ciò che di più becero c’è nell’ortodossia ebraica. A sua volta è visto come un irrecuperabile sfaccendato, blasfemo provocatore dall’esistenza vana, in poche parole un’onta per la famiglia.
I due fratelli non potrebbero partire da posizioni più distanti, e la volontà della madre morta di farli riconciliare con un trucco sembra una pura follia. Dopo peripezie d’ogni genere e situazioni al limite del grottesco, che mostrano l’abilità “incartatrice” di Zucker, capace di mettersi sempre più nei guai, la convivenza forzata delle due famiglie, per rispettare la tradizione ebraica della Shiva, porterà piano piano a un metaforico ri-abbattimento del muro. Prima tra cugini, poi tra le rispettive mogli, e infine anche tra i due fratelli comincerà un processo di conoscenza, che sempre significa estirpazione progressiva dei pregiudizi. La passione per il biliardo del protagonista riunirà la famiglia intorno ad un’appassionante sfida e scioglierà le più tenaci ritrosie.
Zucker... come diventare ebreo in sette giorni ha molti difetti, a tratti nonostante lo scoppiettante bailamme risulta persino noioso, ma è comunque una commedia gradevole e intelligente.
Si ride, bonariamente, oltre che delle ferree tradizioni ebree alle prese con un ambiente di assoluta “laicità”, anche della divisione culturale interna alla Germania, che malgrado il crollo del muro è ancora drammaticamente viva. L’happy end molto consolatorio può starci, a conclusione di una pellicola che non possiede certo il tocco raffinato del maestro Lubitsch, ma sa essere pungente e scanzonata.

Voti:
Il voto del redattore Il voto dei lettori
(voto: 3/5)
Due fratelli diversi in tutto tentano un’improbabile riconciliazione
(voto medio: 1.8/5)
Questo film è stato votato da 9 lettori
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luigi faragalli