Non è certo un tema nuovo quello trattato nell'ultimo film di Tony Gatlif, nemmeno per lui. Il regista di origini algerine e gitane ritorna spesso sugli stessi temi, l’Algeria, i rom, la
ricerca delle proprie origini e non si smentisce nemmeno in questo film: evidentemente come tutti gli artisti non può fare a meno di parlare di sé. I protagonisti, Zano e Naima, entrambi francesi di genitori algerini, decidono su due piedi di mettersi in viaggio per la loro terra d’origine, partendo con il minimo indispensabile per sopravvivere. Scopriremo solo in seguito che questo sarà per entrambi un viaggio alla scoperta di loro stessi, nella ricerca dei loro antenati e delle loro radici; una storia già vista in molte opere cinematografiche e letterarie.
La trama è piuttosto debole, i due protagonisti sono ben caratterizzati ma i loro personaggi non vengono esplorati fino in fondo. Naima in particolare rimane molto
misteriosa: i numerosi accenni al suo passato travagliato non vengono mai approfonditi né spiegati, l’enfasi è posta invece sui luoghi, sul volto, sull’etnia, dal punto di vista basso, anche nelle riprese, del popolo che non ha quasi nulla. Exils non è un film che vuole raccontare la storia di due persone, ma piuttosto un viaggio tra il popolo della Spagna del sud, del Marocco e dell’Algeria. La regia si sofferma con eleganza sui bellissimi paesaggi desertici, sui volti della gente, sulla loro cultura e sulla musica. Le due lunghe sequenze musicali, una in Spagna, l’altra in Algeria, sono dei momenti chiave nella storia di Zano e Naima e la musica è sempre molto presente, grazie anche ai lettori portatili che i protagonisti hanno sempre con sé (chissà poi dove li ricaricano).
Nonostante una sceneggiatura che non ha certo caratteristiche eccellenti, Exils è un film che scorre molto
bene sullo schermo: lo spettatore viene accompagnato nel viaggio assieme ai due ragazzi dalla meravigliosa fotografia, dalle musiche (molte composte dallo stesso Gatlif) e dalla regia. Quest’ultima è l’elemento di maggiore personalità del film che, non a caso, ha guadagnato proprio il premio per la miglior regia a Cannes. Gatlif riesce a essere originale in modo equilibrato, senza peccare per presunzione né appesantire troppo la visione: in molte sequenze la regia è trasparente, completamente asservita alle immagini che vediamo, in altre il regista ha il coraggio di sperimentare soluzioni quantomeno audaci. Il premio sarà stato attribuito a quest’audacia, probabilmente, dato che le imperfezioni sono abbastanza evidenti proprio nelle scene più originali, come qualche tremolio di troppo nel dialogo tra Zano e Naima ripreso dal riflesso nella pozzanghera o i
numerosi errori nella scena della trance, un lunghissimo pianosequenza girato in un stanza affollata che deve aver fatto dannare non poco l’operatore, tanto che mi sento di perdonargli le spallate, le sfocature e gli altri piccoli errori. Una scena pesante che a molti non è piaciuta ma che è la vera scena madre del film, sia sul piano narrativo che comunicativo. Se Gatlif non avesse osato, almeno registicamente, Exils sarebbe rimasto un film piatto e senza punti d’interesse. Così non diventa certo un capolavoro, ma si è guadagnato un premio molto prestigioso e un posto di rispetto nella filmografia dell’autore.