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Locandina Info
locandina Orphan
Titolo italiano: Orphan
Regia: Jaume Collet-Serra
Titolo Originale: Orphan
Soggetto: Alex Mace
Sceneggiatura: David Johnson
Genere: Giallo - Horror
Durata: 101 min.
Nazionalità: USA, Canada
Anno: 2009
Produzione: Warner Bros. Pictures, Appian Way, DCP Orphan Productions, Don Carmody Productions
Distribuzione: Warner Bros.
Data di uscita: 16 10 2009
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Vera Farmiga
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Peter Sarsgaard
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Isabelle Fuhrman
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recensione
Recensione pubblicata il 25 10 2009
Questa recensione è stata letta 5348 volte

Orfani sì, ma di novità
di
Sara Troilo

Ad una coppia capita la terribile tragedia di perdere la propria terza figlia che non muore durante il parto, ma nasce già morta. Ovviamente i due sono distrutti dal terribile avvenimento, ancora più ovvio che Kate (Vera Farmiga), che l'ha tenuta nove mesi nella pancia, sia ancora più sconvolta del marito. Significativo il modo di raccontarlo del regista che apre il film portandoci nel bel mezzo dell'incubo di Kate: un sogno che non necessita spiegazioni. La coppia decide quindi, dopo lunghi discorsi e sofferenze infinite, di adottare la terza figlia, quella che sarebbe dovuta arrivare e che aspettavano anche gli altri due figli: Max la più piccola, sorda e Danny. La coppia va in orfanotrofio e rimane impressionata da una bimba che si veste in modo stravagante, con abiti retrò e nastri al collo e ai polsi che nessuno per nessun motivo deve mai tentare di levarle, e che se ne sta per i fatti propri. Intendo positivamente impressionata. Tanto che la piccola Esther viene adottata dai due genitori in lutto. Papà John (un Peter Sarsgaard dalla monoespressione e dallo sguardo non sveglissimo) è di sicuro il preferito di Esther che non fa niente per nasconderlo anche se mostra benissimo di sapere come si conquista la simpatia di tutti. Solo Danny trova che la nuova sorella sia troppo strana e, a riprova della propria impressione, assiste ad alcuni scoppi d'ira della bambina a scuola.

Torna il motivo profondamente inquietante dell'estraneo in famiglia che sconvolge la finta armonia e porta alla luce i rancori sepolti; il film costruisce il disfacimento avendo come cardine il rapporto profondo tra madre e figlia, Kate e Max che, pur vivendo sotto la minaccia costante della nuova sorella Esther, non smetterà mai per un attimo di fidarsi della propria madre: un tipo di amore che fa da colonna portante e non crolla nemmeno con il terremoto. Il problema è che Orphan ricorre a una gran quantità di topoi per introdurre l'inquietudine, smascherando la pochezza dell'inventiva che sta alla base del plot. Ci si trova inoltre di fronte all'interpretazione dicotomica dei due protagonisti: da un lato il talento drammatico di Vera Farmiga di cui si fa ampio uso, una vera e propria ostentazione, e dall'altro la succitata mono-espressione di Peter Sarsgaard che sì interpreta “quello che ci arriva una settimana dopo”, ma con quegli occhi a mezz'asta ti viene il dubbio che alla fine ci arrivi, anche se con i suoi tempi. Il pathos e il niente. Molto brava invece la piccola Max, Aryana Engineer, capace di intenerire ma senza mai varcare il limite, una bambina che potrebbe insegnare alla schiera di Dakota Fanning e affini come si recita e magari rischiare di far capire loro (più che altro ai loro insegnanti) cosa significa l'aggettivo “lezioso” e perchè sia sempre meglio che gli altri non lo utilizzino per parlare di te.

 Tra le sofferenze personali e il ripresentarsi di situazioni tragiche del passato il film procede lentamente verso la rivelazione del motivo per cui la piccola Esther fa tanta paura. Nel frattempo, appunto, viene schierato un buon numero di luoghi comuni che non può certo essere ignorato nel momento in cui Orphan tenta di sorprenderti, magari anche riuscendoci (certo che di espedienti ce n'erano altri prima di quello messo in atto da questo film). La scelta di acuire il senso di incertezza che tutti dovrebbero tenere presente in vita e quella di non rivolgersi ad una platea di adolescenti, che ormai sembrano gli unici detentori del diritto di andare al cinema secondo la dura legge dell'enterteinment, sono da premiare. Resta il fatto che tutta la prima parte del film non ha idee se non quella, anche molto bella, dell'incubo fatto da Kate qualche tempo dopo il tragico parto e la resa dello stretto rapporto tra la donna e la piccola Max ritratto nel momento in cui la bambina viene accompagnata a letto, diventando ancora più vulnerabile nell'atto di togliersi i piccoli apparecchi acustici che le fanno arrivare qualche rumore del mondo circostante.

Niente di assolutamente imperdibile questo Orphan che però spicca in momenti come questi dove gli horror sono confezionati in serie e non hanno nemmeno la più piccola percentuale di inventiva né di raffinatezza.

Voti:
Il voto del redattore Il voto dei lettori
(voto: 2.5/5)
In confronto al panorama desolante degli horror adolescentocentrici una boccata d'aria, ma troppo legato ad alcuni luoghi comuni.
senza voto
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luigi faragalli