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Locandina Info
locandina Segreti di famiglia
Titolo italiano: Segreti di famiglia
Regia: Francis Ford Coppola
Titolo Originale: Tetro
Soggetto: Francis Ford Coppola
Sceneggiatura: Francis Ford Coppola
Genere: Drammatico - Psicologico
Durata: 127 min.
Nazionalità: USA, Argentina, Spagna Italia
Anno: 2009
Produzione: American Zoetrope
Distribuzione: BIM
Data di uscita: 20 11 2009
Cast Link
Vincent Gallo
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Maribel Verdú
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Alden Ehrenreich
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Maria Brandauer Klaus
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Carmen Maura
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Sito ufficiale
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recensione
Recensione pubblicata il 23 11 2009
Questa recensione è stata letta 5356 volte

Antonioni, Fellini, Lynch e Almodovar. Secondo Coppola.
di
Antinoo

 

Il bianco e nero, è vero, è una meraviglia. Un suo uso sapiente ti salva dal rischio di apparire inutilmente nostalgico, volutamente retro o, semplicemente, snob. Il bianco ed il nero sono, poi, i colori dell’abito più bello che la luce possa indossare. Ed è lei, la luce, protagonista assoluta di questo film: la stessa che attrae la falena fin dai primissimi secondi, che chiama gli occhi di Tetro (Vincent Gallo) e che dirigerà gli eventi della storia.


Fuggito dall’ingombrante figura paterna che veste i panni del celebre direttore d’orchestra Carlo Tetracini (Klaus Maria Brandauer) ma non abbastanza, come suggerisce lo pseudonimo scelto, Tetro si nasconde a Buenos Aires nel quartiere bohémien de La Roca, dove convive con l’incantevole e piena di vita Miranda (Maribel Verdù). La visita inaspettata del giovanissimo fratellastro Bennie (Alden Ehrenreich) porta, però, una notevole crisi nel suo già precario equilibrio di scrittore frustrato, costringendolo a misurarsi da un lato con le aspettative che la lontananza e il ricordo avevano suscitato nel ragazzino, dall’altro con i veri motivi della fuga. Miranda, intenerita dai goffi tentativi di Bennie per raggiungere il fratello nell’aggressivo universo psicotico in cui spesso si rinchiude nei diffusi momenti di depressione, insiste nell’ospitarlo per un breve periodo in casa loro. E, mano mano, Tetro si apre ad un passato che voleva distruggere per non soccombere a sua volta.


Il giovane, però, non si accontenta delle mezze irose risposte che il fratello gli dispensa controvoglia e, anzi, lo provoca, mettendogli innanzi lo stato reale in cui si trova: uno scrittore fallito che dall’alto della sua presunzione violenta è finito a fare il tecnico delle luci per spettacoli di terz’ordine. Si apre così il tema del talento, altro leit motiv dell’intera vicenda: un talento che, di generazione in generazione, appare sempre più sbiadito, divorato da un padre onnipresente e censore, che nel tentativo di conservare la propria unicità talentuosa cannibalizza tutte le doti di chi gli vive intorno. Mi viene da dire un padrino delle arti che spadroneggia sui sentimenti.


Bennie, però, vuol conoscere la verità: proprio quella che Tetro vuol negare con la propria scelta di vita. Nei suoi appunti, però, il ragazzo trova un codice di accesso ad un mondo di risposte fino ad allora precluso e, sfidando ancora una volta un’autorità patriarcale, si mette a caccia di se stesso attraverso il fratello. Scoprirà una vicenda dolorosa di amore, morte e menzogne che lo colpirà in pieno viso e rischierà di identificarlo completamente con il fratello maggiore ed il suo lato più distruttivo. C’è solo una persona che può spezzare quest’eterno ritorno di tragedia: Tetro. Avrà davvero, alla fine, il coraggio di distanziarsi completamente, e fino alle estreme conseguenze, dal percorso che il padre gli ha imposto con le sue azioni?


Tetro - dai non si può chiamare un film del genere Segreti di famiglia come è successo in Italia, come non si può scegliere quella locandina, ugualmente terrificante e temo che lo sia pure il doppiaggio – è il primo film completamente scritto e diretto da Francis Ford Coppola da 30 anni a questa parte. E si vede. È una enorme dichiarazione di amore al cinema che più lo ha influenzato, fra i titoli anche Scarpette Rosse e i Racconti di Hoffman di Michael Powell ed Emeric Pressburger, un’opera questa in cui le vicende che si sono dipanate nella sua vita sono giustamente rielaborate in modo da poterle trasformare in arte. È come se Coppola avesse ripreso il discorso iniziato con Rusty il selvaggio, completandolo grazie ad alcuni consigli di Almodovar per quanto riguarda ambientazioni e dinamiche, e Lynch circa le immagini oniriche che si scoprirà fanno parte di uno spettacolo nel film che è più vicino ai fatti reali di quanto un testimone oculare possa mai dire. Il tutto conservando una capacità di indagare l’interiorità umana e un gusto per l’immagine, ad esempio le riprese a colori per i flashback mentre tutto è in bianco e nero, tipici di Coppola, uno dei pochissimi registi capaci di rimanere intimo anche quando si cimenta in esterni grandiosi, come lo scintillio di un ghiacciaio della Patagonia. I difetti, come una certa lungaggine delle scene oniriche, sono assolutamente perdonabili, quando le immagini sono una carrellata di quadri mobili che rappresentano una vera e propria festa per gli occhi. Personalissime anche le scelte musicali di Osvaldo Golijov che non vira verso un banalissimo, e tutto sommato pertinente, tango ma esplora la musica argentina meno nota, come la milonga e lo chamamè, dando vita ad un’atmosfera musicale ora frizzante, ora furiosa, ora evocativa, sempre malinconica.


Infine, gli attori: Vincent Gallo riesce a dare vita a tutta una gamma di espressioni in maniera superba. Ispirandosi per certi versi alla figura di Antonin Artaud, trasmette con il suo solo apparire disagio, ferocia, genio, paura, incomprensione, tenerezza. Sentimenti contrastanti e difficili, che solo il personaggio di Miranda sembra riuscire a gestire. In questo Maribel Verdù è una scelta perfetta: la sua bellezza, fresca e vissuta allo stesso tempo, riesce a sprigionare tutta l’innata sensualità dei latini che assurge a cura momentanea per ogni male. Un cameo di Carmen Maura, la potentissima critica teatrale in grado di far decollare o stroncare definitivamente una carriera e conosciuta con lo pseudonimo di Alone, introduce un tema evidentemente caro ad un regista che tanto ha sofferto gli umori del pubblico: la vacuità della fama universale. La stessa che ha roso la famiglia Tetracini al suo interno. Ed ancora, un bouquet di bravissimi attori locali che, con il loro colore, danno vita allo sfondo in cui si muove la vicenda principale: Rodrigo De La Serna, Leticia Brédice, Mike Amigorena, Sofìa Castiglione, Erica Rivas. Per concludere, il debutto assoluto sullo schermo dell’eccezionale Alden Ehrenreich: giovanissimo coprotagonista, scovato dal produttore esecutivo di Tetro, Fred Ross, in una recita scolastica che ricorda in maniera incredibile Leonardo DiCaprio prima maniera e che, sono sicuro, ha solo iniziato a far parlare di sé.

Voti:
Il voto del redattore Il voto dei lettori
(voto: 5/5)
In fuga dall’oppressiva figura paterna, Tetro dovrà farsi carico di un ruolo che ha sempre cercato di distruggere invano.
senza voto
Questo film è stato votato da 0 lettori
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Commenti:
I lettori hanno scritto 2 commenti
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redattore
Chiara Orlandi [Indirizzo IP: 93.51.241.89] nel giorno Lunedì 11 Gennaio 2010 [19:51] ha scritto:
ecco il film del 2009 che mi manca ancora di vedere! ma il paragone con Artaud è una tua libera opinione o si tratta di riferimenti manifesti magari dello stesso Gallo o di Coppola?
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redattore
[Indirizzo IP: 62.10.68.197] nel giorno Martedì 12 Gennaio 2010 [23:31] ha scritto:
Coppola stesso ha dichiarato che si è ispirato ad Artaud per tratteggiare, anche fisicamente, il personaggio di Tetro.
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luigi faragalli