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Locandina Info
locandina Il nastro bianco
Titolo italiano: Il nastro bianco
Regia: Michael Haneke
Titolo Originale: Das weisse Band
Soggetto: Michael Haneke
Sceneggiatura: Michael Haneke
Genere: Drammatico - Psicologico
Durata: 144 min.
Nazionalità: Austria, Francia, Germania
Anno: 2009
Produzione: Les Films du Losange, Wega Film, X-Filme Creative Pool
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 30 10 2009
Cast Link
Ulrich Tukur
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Susanne Lothar
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Burghart Klaußner
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Josef Bierbichler
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Michael Kranz
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Tutti i film di Michael Haneke
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recensione
Recensione pubblicata il 23 11 2009
Questa recensione è stata letta 5349 volte

Le colpe dei padri
di
Severino Faccin

Far sì che sui figli non ricadano le colpe dei padri potrà anche non servire a emendare dai peccati coloro che li hanno commessi (i padri), ma può almeno aiutare (forse) i figli a non commettere gli stessi peccati. Una perifrasi per spiegare il tema cardine attorno a cui si dipana Il nastro bianco di Michael Haneke, ambientato nella Germania di inizio Novecento, proprio un momento prima dell’assassinio a Sarajevo dell’arciduca Ferdinando d’Austria che scatenò l’attacco dell’Impero asburgico contro la Serbia, destinato a trascinare l’intera Europa dentro il primo conflitto mondiale.

Resta a ogni modo che né padri né figli (per i quali sussiste qualche dubbio in realtà mai fugato fino alla fine del film) rinunceranno alle loro sadiche pratiche punitive, consapevoli del male che infliggono al prossimo, accompagnato da un malcelato compiacimento. Nella sua essenzialità la trama racconta della vita in uno sperduto villaggio della Germania del Nord a ridosso dello scoppio della prima guerra mondiale nel 1913-1914. Vi ritroviamo tutti i personaggi che popolavano, da qualsiasi parte in Europa, i villaggi di campagna: il medico (vedovo) con la levatrice, il maestro, il nobile possidente con il suo intendente, il pastore (luterano), lo stuolo dei contadini e dei lavoratori a giornata, in questo caso emigrati dalla Polonia.

Ciò che di insolito accade nel villaggio, e offre lo spunto per la storia, sono alcuni avvenimenti frutto di atti di violenza perpetrati ai danni del medico; del figlio e della proprietà del ricco barone; del figlio ritardato della levatrice. A renderli ancora più gravi nella loro sostanza è la morbosa curiosità mostrata dai bambini nel cercare di capire le modalità e il senso di quei gesti, mentre si prodigano cercando di rendersi utili alle vittime delle violenze o ai loro congiunti. E qui il sadismo, solo intuito senza essere mai palesato, traspare dai comportamenti e dagli sguardi.

La vita sembra trascorrere pacatamente se non fosse per questi incidenti; c’è spazio perfino per il corteggiamento e la storia d’amore tra il trentenne maestro e la diciassettenne bambinaia a servizio presso la villa del barone.

Il clima però è di terrore: ce ne offre un assaggio il menage della famiglia del pastore, composta da padre, madre, due figli adolescenti e quattro più piccoli. Ai due figli maggiori, lo vediamo nelle prime scene del film, verrà comminata una punizione esemplare a suon di frustate, completata dall’applicazione di un nastro bianco (simbolo di candore) da portare attorno al braccio come auspicio al ritrovamento della purezza perduta. Non solo, tanto e tale è il terrore (per noi orrore) che la figura paterna esercita sui figli, da costringerli a rivolgersi a lui usando l’epiteto «signor padre» e a baciare la mano ai genitori ogni sera prima di coricarsi.

Molte altre ancora sono le cose taciute e men che meno accennate, tuttavia si ha come la sensazione, suffragata dalle impressioni del pubblico in sala, che dentro la famiglia del pastore si nasconda qualche pratica incestuosa. Consuetudine largamente praticata nella casa del medico nei confronti della figlia quattordicenne. Sarà magari per questo che proprio il medico era stato la vittima, a inizio film, della prima delle violenze perpetrate ai danni di un membro della comunità: una corda tesa a livello del suolo attraverso il sentiero da lui percorso tutti i giorni a cavallo, allo scopo di farlo cadere.

Non otterremo mai risposta a questo come agli altri quesiti: chi ha picchiato riducendoli quasi in fin di vita, il figlio del barone e il figlio della levatrice (nato, si sussurra, dalla sua unione clandestina con il dottore)? Ahimè, il conflitto incombente arriverà presto a sconvolgere l’intero universo in quell’estate del 1914, trascinando nell’oblio tutti questi avvenimenti, poco rilevanti in se stessi se paragonati con quanto sta per scatenarsi, ma segno di un malessere e di una rabbia covati per anni, forse decenni, e destinati a esplodere con le conseguenze che abbiamo conosciuto attraverso la storia del ventesimo secolo.

Voti:
Il voto del redattore Il voto dei lettori
(voto: 4.5/5)
Non è attraverso la punizione che si salva l’anima.
(voto medio: 4/5)
Questo film è stato votato da 1 lettore
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Commenti:
I lettori hanno scritto 1 commento
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redattore
Sara Troilo [Indirizzo IP: 93.36.113.0] nel giorno Lunedì 23 Novembre 2009 [18:57] ha scritto:
Mi ha ricordato Dogville nello sviscerare l'ipocrisia dell'educazione rigida, nella chiusura tipica delle realtà piccole, nella crudeltà che permea il genere umano.
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luigi faragalli